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Progetto

Ho fatto la regia di uno spettacolo prendendo spunto dalla testimonianze raccolte nel libro di Gianluca Solera "Muri, lacrime e Za'tar"
Un'attrice della mia compagnia, Elisa Renaldin, lesse alcuni brani tratti dalla sua opera e grazie a lei ho potuto stabilire un contatto con una persona di grande valore umano e spessore culturale. Inutile dire che sono molto orgoglioso di avere l'onore di partecipare a questo progetto e di curarne la regia.
Za'tar e' un insieme di erbe aromatiche usate come condimento per diverse pietanze nella cucina araba e mediorientale. Indica inoltre il timo, capace di crescere e resistere a qualsiasi situazione ambientale avversa e simboleggia, sia nel libro che nello spettacolo teatrale ad esso ispirato, il radicamento profondo alla terra e alle proprie origini.
Za'tar e' il titolo dello spettacolo, ma anche di un progetto di collaborazione con un movimento bi-nazionale rappresentato da ex soldati israeliani ed ex combattenti palestinesi uniti in Combatants for Peace, organizzazione che lotta contro l'Occupazione con mezzi non violenti e rappresenta la nuova coscienza critica nella regione che tenta di elaborare una prospettiva di pace e di tolleranza.

Daniele Brajuka

"Muri, lacrime e Za'tar" e' un viaggio che evita i tour organizzati e le propagande ufficiali per scoprire luoghi e persone di una terra che non trova pace, dove un'umanita' prigioniera dell'ultima ideologia etnocoloniale resiste affidandosi alla forza travolgente della vita e a certe piccole cose, come lo Za'tar nell'olio d'oliva, in cui si intinge il pane casereccio. In tempi nei quali si sta cercando di cancellare l'idendita' della Palestina dalle cartografie, ho registrato segni e parole, e documentato sia la sofferenza palestinese ce le conseguenze sociali e umane dell'Occupazione sugli israeliani.
Incontrando politici e difensori dei diritti umani, rifugiati e coloni, rabbini e patriarchi, soldati e detenuti, contadini e tassisti, ho ricostruito il quadro di una terra spaccata. Nelle storie personali raccontate, nei diari di viaggio dalle citta' dei territori occupati e di Israele, negli incontri con i prigionieri morali e materiali di questo conflitto, ebrei e arabi, c'e' un muro che cresce e guadagna metri, dividendo madri e bambini, oppressori e oppressi. Ma tra i muri ritroviamo fessure che le persone di buona volonta', o che disperatamente cercano di vivere con dignita', sanno vedere. Passandoci attraverso.

Gianluca Solera

"Se c'è una cosa di cui c'è bisogno ora è di rafforzare la voce della società civile, e di creare alleanze tra la società civile israeliana che rifiuta l'Occupazione e la società civile libera e democratica dei paesi arabi. È una necessità, un imperativo e una scelta strategica. È certamente una sfida per la Primavera araba. Durante i diciotto giorni di Maydan at-Tahrir, i miei amici israeliani che hanno militato tra le file dei Refuzenics, coloro che rifiutano di fare il servizio militare nei Territori Occupati Palestinesi, e che hanno creato Combatants for Peace, un movimento che raggruppa ex-soldati israeliani ed ex-miliziani palestinesi, mi chiedevano di creare un ponte con i giovani rivoluzionari egiziani, perché volevano trasmettere un messaggio di sostegno ed incontrarli. Ci fu un intenso scambio via Internet. Dopo aver consultato alcuni amici che stavano a Tahrir, purtroppo l'azione si rivelò impraticabile, perché la parola di un israeliano a favore di Tahrir, fosse pure per la liberazione di tutta la Palestina, sarebbe stata utilizzata dalle forze controrivoluzionarie e dai mezzi di informazione per indebolire il movimento dei giovani che aveva preso le strade del Paese."

Gianluca Solera

 

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